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Chipping e pitching: i colpi corti intorno al green

La differenza tra chip e pitch

I due termini vengono spesso usati in modo intercambiabile, ma descrivono colpi con caratteristiche diverse. Il chip è un colpo basso, prevalentemente a terra, in cui la palla trascorre poco tempo in aria e rotola per la maggior parte della distanza verso la buca. Il pitch è un colpo più alto, con maggiore effetto, in cui la palla compie un arco più pronunciato e si ferma più rapidamente sul green. La scelta tra i due dipende dal terreno tra la palla e il bordo del green, dall'altezza degli ostacoli da superare, dalla durezza del green e dalla posizione della bandiera.

La regola pratica è semplice: chiedi sempre quanto meno volo possibile per arrivare alla buca in modo controllato. Se c'è spazio di erba corta tra la palla e il green, preferisci il chip. Se devi superare rough alto, un bunker vicino, o se la bandiera è vicino al bordo, il pitch è l'opzione corretta. I giocatori d'elite non scelgono il colpo che preferiscono: scelgono il colpo che la situazione richiede.

L'attrezzatura giusta

Per il chip si possono usare club diversi: un ferro 7 o 8 per il chip-and-run su green veloci e compatti, un wedge da 52 o 54 gradi per distanze medie, un sand wedge da 56 o 58 gradi quando occorre più altezza. Alcuni giocatori usano persino il putter dal rough rado immediatamente fuori del green, tecnica conosciuta come "Texas wedge".

Per il pitch, il sand wedge e il lob wedge (60 gradi) sono gli strumenti standard. Il lob wedge permette di aprire l'angolo di loft e di generare un colpo quasi verticale in situazioni di emergenza — palla affondata nel rough, bandiera vicino, poco spazio per fermare la palla. Tuttavia, il lob wedge è anche il club con cui è più facile sbagliare sotto pressione: la sua versatilità va guadagnata con centinaia di ore di pratica prima di utilizzarlo sul campo.

La tecnica del chip

Per il chip standard, la posizione ideale prevede i piedi ravvicinati, il peso leggermente sul lato sinistro (per i destrimani), la palla arretrata nella stance — all'altezza del tallone destro. L'impugnatura scende lungo il manico, le mani avanzate rispetto alla testa del club. Il movimento è prevalentemente un dondolio delle spalle con le mani passive, simile a un lungo putt. Il polso non deve spezzarsi verso il basso all'impatto: questo errore genera il classico "chili dip", con il ferro che affonda nella terra prima della palla.

La lunghezza del chip è determinata dall'ampiezza dell'oscillazione, non dalla velocità. Un chip di tre metri richiede un'oscillazione corta con lo stesso ritmo fluido di un chip di quindici metri. I giocatori che variano la velocità invece della lunghezza dell'oscillazione producono risultati imprevedibili. Praticare le distanze a occhio chiuso — sentendo la lunghezza del movimento — aiuta a sviluppare la propriocezione necessaria.

La tecnica del pitch

Il pitch richiede più velocità della testa del club rispetto al chip, e quindi più rotazione del corpo. I piedi sono più distanziati, il peso è ancora leggermente a sinistra, ma il movimento include una rotazione dell'anca e del torso verso il basso alla presa d'appoggio. Il polso si piega leggermente all'indietro nel backswing — quel "set" del polso che genera loft e spin — e si distende attraverso la palla all'impatto.

Il segreto del pitch ben controllato è mantenere l'accelerazione attraverso la palla. Il colpo decelerato — in cui il giocatore rallenta nell'avvicinarsi all'impatto — è la causa principale del pitch lungo o inconsistente. La sensazione corretta è quella di "finire il colpo" con le mani che continuano verso il bersaglio dopo l'impatto, non che si bloccano.

Controllo del backspin

La quantità di backspin su un wedge dipende da diversi fattori: velocità della testa del club, angolo di attacco (più ripido genera più spin), condizione della scanalature del ferro, condizione della palla e durezza del green. Su terreni bagnati, il backspin è notevolmente ridotto perché l'acqua tra la palla e il club agisce come lubrificante. Su green duri e veloci, anche un pitch con molto spin può atterrare e rotolare più del previsto.

I professionisti di alto livello sanno esattamente quanta rotazione applicano su ogni distanza e modulano di conseguenza il punto di atterraggio. Phil Mickelson è stato celebre per la sua capacità di far tornare indietro la palla colpendo dal rough con il lob wedge — una tecnica che richiede velocità eccezionale della testa del club e scanalature perfettamente pulite. Per i dilettanti, l'obiettivo più realistico è fermare la palla entro un metro dal punto di rimbalzo previsto.

Pratica attorno al green

La zona intorno al green merita almeno la metà del tempo di allenamento di un golfista che voglia migliorare il proprio score. I dati del game-tracking indicano costantemente che i colpi persi dai dilettanti nella scoring zone — tra i cinquanta metri e il green — sono proporzionalmente più numerosi rispetto ai colpi persi dal tee. Un miglioramento di una sola buca su diciotto nei chip può valere tre o quattro colpi a giro.

Esercitarsi con bersagli precisi — cerchi di gesso sul green, asciugamani a distanza nota, birilli — è più efficace del colpire a caso. La pratica con un solo club su distanze variabili sviluppa la sensibilità; la pratica con club diversi sulla stessa distanza sviluppa il repertorio. Entrambe sono necessarie.

Trovate campi con zone pratice ben attrezzate vicino a voi usando la mappa — molti club offrono aree dedicate al chipping e al pitching separate dal driving range.

Situazioni difficili intorno al green

Il rough spesso vicino al green è una delle situazioni più temute. La palla affondata nell'erba alta richiede un angolo di attacco molto ripido, un'apertura del face del wedge e una velocità della testa del club decisa. Il pericolo è il "flyer" — un colpo in cui l'erba riduce il backspin e la palla vola più lontano del previsto. In questa situazione, atterrare in fondo al green e permettere alla palla di rotolare verso la buca è spesso una strategia più sicura che cercare di fermarla vicino alla bandiera.

Il terreno in salita o in discesa cambia l'angolo di loft effettivo del club: in salita il loft aumenta e la palla vola più alta; in discesa il loft diminuisce e la palla vola più bassa. Adattare la scelta del club e il punto di atterraggio desiderato a queste variabili è ciò che distingue un chipper sistematico da uno istintivo.