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L'Eredità di Jack Nicklaus

Jack William Nicklaus vinse il suo primo major nel 1962 — lo US Open a Oakmont, battendo Arnold Palmer in un playoff — e il suo diciottesimo nel 1986, il Masters di Augusta National alla soglia dei quarantasei anni. Quello span di ventiquattro anni tra primo e ultimo major, unito alla qualità costante delle sue prestazioni nei momenti più importanti, costituisce il caso più forte che si possa costruire per definire qualcuno "il più grande giocatore di golf della storia".

Il contesto dell'era Nicklaus

Per capire perché i diciotto major di Nicklaus rimangono così impressionanti, bisogna considerare il contesto competitivo. Nicklaus giocò la maggior parte della sua carriera nell'era di Arnold Palmer e Gary Player, poi di Lee Trevino e Tom Watson — non giocatori mediocri. Watson vinse cinque Open Championship. Trevino vinse sei major. Palmer undici. Eppure Nicklaus superò tutti loro nel computo finale, e lo fece segnando il record in termini non solo di vittorie nei major ma anche di piazzamenti nelle prime cinque posizioni: diciannove volte secondo, nine volte terzo, diciotto volte quarto o quinto. Il suo record di settantatré piazzamenti nelle prime dieci ai major è un numero che difficilmente qualcuno raggiungerà.

Lo swing e la tecnica

Lo swing di Nicklaus non era estetico nel senso convenzionale. Aveva un grip forte, le mani alte nel backswing, una testa che ruotava verso il basso prima dell'impatto, e generava una potenza straordinaria da un corpo robusto piuttosto che da un'elasticità da ballerino. Ma era meravigliosamente efficiente e quasi impossibile da alterare sotto pressione.

La sua capacità di gestire la traiettoria della pallina era eccezionale per l'epoca: poteva giocare un fade controllato o un draw a seconda delle esigenze del campo, e il suo controllo del ferro lungo — in particolare il 1-ferro, il "lama di ghiaccio" — era leggendario. Nel 1972 US Open a Pebble Beach, il suo colpo con il 1-ferro al par 3 diciassettesimo nell'ultimo giro — che colpì il flagstick e rimase a due centimetri dalla buca — è tra i colpi più celebri nella storia dei major.

Il Masters e Augusta National

Se c'è un campo che sembra scritto per il gioco di Nicklaus, è Augusta National. Vinse il Masters sei volte: 1963, 1965, 1966, 1972, 1975, e poi il leggendario 1986. Quell'ultimo Masters rimane probabilmente la performance individuale più romantica nella storia del golf. A quarantacinque anni, non considerato un contendente serio, Nicklaus segnò un 65 nell'ultimo giro — con un back nine in 30 colpi — per vincere il suo diciottesimo major con un colpo di vantaggio su Tom Kite e Greg Norman.

Disse poi che la settimana prima aveva letto un articolo di giornale che sosteneva che fosse "finito". Tagliò l'articolo e lo appese al muro del suo home office come motivazione. Augusta sembra adatta al suo gioco perché i suoi green rinforzano il pensiero strategico: il percorso non punis il lungo batter quanto altri campi, ma punisce violentemente gli approcci dal lato sbagliato dei fairway. Nicklaus, con la sua capacità di analizzare la geometria di un campo e di giocare pazientemente verso le posizioni corrette piuttosto che verso le buche, era costruito per Augusta.

La rivalità con Tom Watson

La rivalità tra Nicklaus e Watson negli anni Settanta e Ottanta è generalmente considerata la più bella della storia del golf maschile. Watson vinse otto major, cinque dei quali Open Championship, e sconfisse Nicklaus in modo memorabile in due occasioni decisive: al Duel in the Sun del 1977 a Turnberry, dove Watson vinse l'Open Championship con un colpo su Nicklaus dopo due giorni finali di scoring eccezionale da entrambi, e ancora allo US Open 1982 a Pebble Beach, dove Watson imbucò dalla rough sul diciassettesimo per aggiudicarsi il titolo.

Nicklaus riconobbe la grandezza di Watson con generosità. La cortesia reciproca tra questi due rivali — nessuna animosità, solo rispetto professionale per due uomini che capivano cosa significasse competere al massimo livello — divenne il modello della rivalità nel golf.

Nicklaus il progettista

Quando Nicklaus si ritirò gradualmente dal golf competitivo negli anni Novanta, aveva già avviato quella che sarebbe diventata la seconda carriera più prolifica dell'architettura del golf moderno. Lo studio Nicklaus Design ha progettato oltre trecentocinquanta campi in tutto il mondo, tra cui alcuni dei più celebri degli ultimi cinquant'anni.

Muirfield Village Golf Club a Dublin, Ohio, è il suo capolavoro come progettista. Inaugurato nel 1974, ospita l'annuale Memorial Tournament del PGA Tour. La sua disposizione — con molte buche che terminano in green circondati da acqua o bunker profondi, con fairway che penalizzano le posizioni di tiro sbagliate — rispecchia la filosofia di gioco di Nicklaus stesso: il percorso dovrebbe richiedere pensiero strategico tanto quanto abilità tecnica.

Tra i suoi altri progetti notevoli: Bear's Club e Old Palm in Florida, il percorso Nicklaus al Lake Nona Golf & Country Club, Great Waters a Reynolds Lake Oconee in Georgia, e il Bear Trap — le buche 15, 16 e 17 — al PGA National Resort a Palm Beach Gardens, Florida. Quest'ultimo campo ospita ogni anno il Honda Classic del PGA Tour e quelle tre buche sono considerate tra le più difficili nel circuito.

Il Ryder Cup e la filosofia del golf

Nicklaus ha avuto un ruolo formativo nella storia della Ryder Cup. Come giocatore fu tra i protagonisti di diverse edizioni negli anni Sessanta e Settanta. Come capitano degli Stati Uniti nel 1983, guidò la squadra a una vittoria di misura contro un'Europa in ascesa.

Ma il suo contributo più duraturo alla Ryder Cup potrebbe essere stato un gesto sportivo: nel 1969 a Royal Birkdale, con la Ryder Cup in parità e Nicklaus e Tony Jacklin con un putt di circa novanta centimetri ciascuno per pareggiare il match, Nicklaus concesse il putt a Jacklin, garantendo il pareggio della Ryder Cup complessiva piuttosto che tentare di vincere. "Non pensavo che tu dovessi mettere questo putt" disse Nicklaus a Jacklin. È rimasto uno degli esempi più citati di sportività nel golf.

Apri la mappa per esplorare i campi progettati da Nicklaus Design in tutto il mondo e pianificare la visita a Muirfield Village o ad altri capolavori dell'Orso d'Oro.

L'eredità di Jack Nicklaus non è riducibile a una lista di trofei. È una filosofia del gioco — la preparazione meticolosa, il pensiero strategico prima del talento fisico, la pazienza sotto pressione — che ha influenzato ogni generazione di giocatori che è venuta dopo di lui, da Greg Norman a Tiger Woods fino ai protagonisti del PGA Tour di oggi.