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Esercizi e Pratica per il Putting

Il putting vale circa il quarantadue per cento dei colpi in una qualsiasi partita di golf amatoriale. Eppure la maggior parte dei giocatori trascorre meno di un quinto del tempo di allenamento sui green. Il divario tra dove si perdono realmente i colpi e dove si dedica la pratica è la radice di tanti handicap che resistono ostinatamente a scendere. Correggere questo squilibrio richiede una strategia deliberata, non semplicemente più ore a bussare palline a caso.

Capire cosa rende efficace un putting

Prima di parlare di esercizi specifici, vale la pena capire quali variabili controllano la buca. Gli studi sul tracciamento del putter rivelano che la direzione iniziale della pallina dipende per circa l'ottantacinque per cento dalla direzione della faccia al momento dell'impatto, e solo per il quindici per cento dalla traiettoria del putter stesso. Questo significa che allenare la quadratura della faccia è più urgente che preoccuparsi del percorso del putter per la maggior parte degli amatori. Il ritmo — inteso come la relazione tra la lunghezza del backswing e quella del followthrough — governa invece la distanza. I giocatori migliori tendono a mantenere un rapporto di circa uno a due: un backswing corto e un followthrough doppiamente lungo ammortizza l'ansia e produce una velocità più costante.

Esercizio dello specchio e della luce laser

L'esercizio più semplice per la quadratura della faccia richiede solo uno specchio da putting, oggetti acquistabili per pochi euro nei negozi di attrezzatura sportiva. Si posiziona lo specchio sul pavimento a casa, si appoggia il putter sulla linea riflessa e si osserva se gli occhi risultano direttamente sopra la pallina. Molti giocatori scoprono di avere gli occhi all'interno della linea, il che tende a far percepire le linee rette come curve verso sinistra, inducendo a compensare in modo errato. Cinque minuti al giorno con questo strumento, prima ancora di mettere piede sul campo, fanno più di un'ora sul green pratica senza feedback visivo.

Una variante per i più tecnologici è l'utilizzo di un livello laser economico, montato sulla faccia del putter con un anello di gomma. Si punta il laser su un punto del muro a tre metri di distanza e si pratica il colpo mantenendo il fascio stabile su quel punto per tutta la durata del movimento. Qualsiasi rotazione della faccia diventa immediatamente visibile.

L'esercizio dei paletti per la linea

Sul campo pratica o su un green tranquillo, si inseriscono due tees nel terreno leggermente più larghi della testa del putter, formando un cancello a circa trenta centimetri dietro la pallina. Si aggiunge un secondo cancello a circa trenta centimetri davanti. Passare la testa del putter attraverso entrambi i cancelli senza toccarli garantisce sia che il percorso sia razonevolmente retto sia che la faccia non ruoti. I professionisti del PGA Tour usano varianti di questo esercizio quasi quotidianamente durante i periodi di preparazione intensiva.

Una progessione più impegnativa inserisce un tee singolo direttamente dietro la pallina, a malapena fuori dalla traiettoria del putter. Se il putter si sposta all'interno nella traiettoria di backswing, colpisce il tee. Questo costringe a mantenere la testa del putter lungo il bordo della linea piuttosto che portarla bruscamente all'interno.

Esercizi per il ritmo e il controllo della distanza

Il controllo della distanza è la competenza più trascurata nel putting amatoriale. La pallina da tre metri lasciata a un metro e mezzo dalla buca aggiunge un colpo in più alla scheda quanto quella da tre metri che finisce due metri oltre. Eppure i giocatori passano ore a lavorare sulla linea e quasi nessuna sul ritmo.

L'esercizio del metronomo è fondamentale: si scarica un'applicazione metronomo gratuita sul telefono, si imposta su settantadue battiti per minuto e si pratica in modo che il backswing avvenga sul primo battito e l'impatto sul secondo. Studi sulla biomeccanica del putting suggeriscono che quasi tutti i giocatori professionisti usano naturalmente un tempo di circa due secondi per il ciclo completo del putting. Incorporare un metronomo esterno aiuta a interrompere i pattern affrettati sotto pressione.

Un secondo esercizio di distanza, chiamato "scala", richiede di segnare tre posizioni sul green a circa tre, sei e nove metri dalla buca. Si mandano tre palline a ciascuna distanza, nel seguente ordine: tre metri, sei metri, nove metri, poi si torna indietro. L'obiettivo non è bucare tutte le palline, ma piuttosto lasciare ogni palla entro una palla da buca. Questo allena il cervello a calibrare automaticamente la forza su distanze progressivamente diverse.

L'esercizio dei cerchi concentrici

I professionisti usano comunemente l'esercizio dei "cerchi" per sviluppare la fiducia nelle buche corte sotto pressione. Si inseriscono otto tees in un cerchio attorno alla buca a esattamente novanta centimetri. Si procede a bucare ogni tee uno alla volta, senza fermarsi, tornando sempre al punto di partenza se si manca. Ogni volta che si manca un putt, si ricomincia da capo. L'obiettivo è completare tutti e otto consecutivamente prima di spostarsi su un cerchio a un metro e venti.

Ciò che rende questo esercizio straordinariamente efficace è la pressione che crea. Mancare l'ultimo dei sette putt e dover ricominciare replica in modo approssimativo la risposta fisiologica allo stress di un putt importante nel gioco reale. Phil Mickelson ha dichiarato di aver bucato migliaia di putts da questa distanza prima di ogni major, fino a quando la serie da novanta centimetri non sembrava automatica.

Leggere la pendenza prima di colpire

Nessun esercizio meccanico può compensare una lettura del green sistematicamente errata. La tecnica del "mezzogiro" è una delle più affidabili: si cammina a metà distanza tra la pallina e la buca, si gira le spalle alla buca e si guarda verso il basso lungo la linea verso la pallina. A questa distanza centrale il cervello riesce spesso a percepire meglio le vere pendenze trasversali rispetto a quando si sta sopra la pallina e si guarda verso la buca. Bisogna annotare quali le letture da quella prospettiva rispetto alle proprie sensazioni iniziali.

Un altro metodo è la lettura dal basso della pendenza: si osserva sempre dal lato più basso del green, perché la mente umana tende a sottovalutare le pendenze in salita e a sopravvalutare quelle in discesa. Guardare dal basso calibra entrambi questi errori percettivi.

Strutturare una sessione di pratica efficace

Una sessione di quarantacinque minuti ben strutturata potrebbe includere dieci minuti di esercizi meccanici (cancello o specchio), quindici minuti di controllo della distanza con l'esercizio della scala, quindici minuti di putting da varie lunghezze tra uno e cinque metri con attenzione alla lettura, e cinque minuti di gioco competitivo con l'esercizio dei cerchi. La varietà è essenziale: palline sempre dallo stesso punto sul green allena solo quella specifica combinazione di linea e distanza.

Tenere un registro semplice delle sessioni — quante volte si completa il cerchio di novanta centimetri senza errori, o qual è la percentuale di buca da due metri — fornisce dati oggettivi sui progressi e indica dove concentrare l'attenzione futura. Senza misurazioni, è facile credere di essere migliorati quando in realtà si pratica semplicemente ciò che si fa già bene.

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La componente mentale

Il putting è l'area del golf dove la componente mentale incide più direttamente sul risultato fisico. La ricerca di Dave Pelz, il più noto specialista di putting al mondo, ha dimostrato che la principale causa di putt mancati tra i professionisti non è meccanica ma il deceleramento della testa del putter nell'avvicinamento alla pallina, causato dalla paura inconscia di colpire troppo forte. L'impostazione dell'obiettivo su un punto trenta centimetri oltre la buca, anziché sulla buca stessa, elimina questo pattern nella maggior parte dei giocatori dopo poche sessioni di pratica.

La routine pre-putt costante è altrettanto importante. Guardare la buca una volta, guardare la pallina, colpire — questa sequenza semplice in meno di dieci secondi ha dimostrato di produrre risultati più costanti rispetto a routine elaborate che coinvolgono molte visualizzazioni. Sotto pressione, la semplicità supera quasi sempre la sofisticazione.