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The Open Championship

Nel 1860 a Prestwick, in Ayrshire, otto professionisti si riunirono per un giro di tre buche ripetuto tre volte su un campo di tredici buche. Willie Park Sr. vinse, battendo Old Tom Morris. Non c'era grande cerimonia, non c'era un trofeo di particolare importanza, non c'era un nome ufficiale per l'evento. Quello che cominciò come una competizione tra greenkeeper e caddie scozzesi è diventato The Open Championship, il torneo con la storia più lunga del golf e, per molti puristi, il più autentico.

La Claret Jug

Il trofeo ufficiale di The Open Championship è il Challenge Belt, un cinto di cuoio rosso con borchie d'argento, assegnato dall'inaugurazione del torneo. Young Tom Morris lo vinse per tre anni consecutivi (1868-70) e lo portò a casa per sempre, come previsto dal regolamento. Nel 1872 fu introdotta la Claret Jug — ufficialmente la Golf Champion Trophy — che il campione solleva ancora oggi. È uno dei trofei più riconoscibili dello sport mondiale, inciso con i nomi di ogni vincitore dalla sua introduzione.

La Claret Jug non appartiene al vincitore: rimane presso il Royal and Ancient e viene riconsegnata al campione durante la cerimonia del torneo successivo. Al vincitore viene consegnata una replica, che porta a casa. Questo dettaglio cerimoniale dice molto sulla cultura di The Open: il torneo è più grande di qualsiasi campione individuale.

Il rota dei campi

The Open Championship si gioca a rotazione su un gruppo ristretto di links britannici, tutti nella Gran Bretagna — a eccezione di Royal Portrush nell'Irlanda del Nord, rientrato nel rota nel 2019 dopo un'assenza di sessantotto anni. I campi del rota attuale includono St Andrews (Old Course), Royal Birkdale, Royal Troon, Carnoustie, Muirfield, Royal St George's (Sandwich) e Royal Liverpool (Hoylake).

Ogni campo porta una sfida specifica. Carnoustie è il più temuto per difficoltà complessiva: il vento, il rough alto, il Barry Burn che attraversa i buci finali, e una storia di round strazianti. Tom Watson descrisse Carnoustie come "il campo di golf più difficile al mondo". Il torneo del 1999, quando Jean van de Velde arrivò al diciottesimo con tre colpi di vantaggio e finì per perdere allo spareggio, rimane l'implosione più drammatica della storia dei major.

Royal St George's a Sandwich, nel Kent, è il campo più a sud del rota, l'unico in Inghilterra (assieme a Royal Birkdale nel Lancashire e Royal Liverpool nel Merseyside). È un links dall'aspetto selvaggio, con fairway ondulati e bunker profondi che non sempre sono visibili dal tee. Royal Birkdale ha fairway relativamente piatti tra dune alte, che producono un campo più "americano" nel carattere rispetto ai links scozzesi.

Come si gioca un links

Giocare un links nel vento è un'esperienza radicalmente diversa da qualsiasi campo parkland o desert. La palla deve correre lungo il suolo — il "bump and run" è un colpo fondamentale, non un'alternativa al chip aereo. Il vento laterale aggiunge o toglie iarde in modo non intuitivo, e la capacità di controllare la traiettoria della palla — alta, bassa, con spin, contro il vento — è una competenza che molti giocatori professionisti che crescono nei tour americani devono sviluppare specificatamente per The Open.

Le condizioni di The Open Championship sono deliberatamente rigorose: il rough è lungo abbastanza da ingoiare una palla laterale, i fairway sono asciutti e veloci in modo che i rimbalzi siano imprevedibili, e le posizioni delle buche privilegiano chi sa attaccare dal lato corretto del fairway. I giocatori che usano il campo invece di combatterlo — chi accetta di non andare in sempre in pari e chi aspetta le buche più accessibili — hanno storicamente più successo.

Apri la mappa per esplorare i grandi links britannici e la loro distribuzione geografica lungo la costa scozzese e inglese.

I grandi campioni e i momenti storici

Harry Vardon vinse sei Open Championship (1896, 1898, 1899, 1903, 1911, 1914), un record che resiste da oltre un secolo. Tom Watson ne vinse cinque in un decennio (1975-1983), tra cui il Duel in the Sun del 1977 a Turnberry contro Jack Nicklaus. Nick Faldo vinse tre volte (1987, 1990, 1992); Tiger Woods vinse tre Open Championship (2000, 2005, 2006) e fu dominante in tutti e tre. Nel 2005 a St Andrews chiuse con 270 colpi totali senza mai trovare un bunker in quattro giorni — uno dei round di golf più controllati della storia moderna.

Seve Ballesteros vinse The Open nel 1979, 1984 e 1988. La sua vittoria del 1984 a St Andrews, con quel caratteristico pugno alzato al cielo davanti al Swilcan Bridge, è forse la fotografia più iconica del golf europeo. Rory McIlroy vinse a Royal Liverpool nel 2014, chiudendo con un punteggio di 271 colpi, sei sotto quello che Bobby Jones aveva stabilito come fantomatico standard.

The Open nel XXI secolo

The Open Championship ha mantenuto la sua identità mentre la maggior parte dei major hanno subito trasformazioni. Il campo ospitante cambia ma il formato rimane: quattro giri strokeplay, il 36 hole cut, l'assenza di un campo fisso che riduce le sfumature strategiche che i giocatori americani dovrebbero specificamente preparare.

La crescita del torneo come evento televisivo globale ha portato prize money competitivo con gli altri major — il montepremi supera i dodici milioni di sterline — e una presenza di sponsor e hospitality che i puritani del links trovano discutibile. Ma l'essenza rimane: il vento, l'erba secca, la Claret Jug, e il campo che decide il campione più di qualsiasi altra variabile.

Il fatto che giocatori cresciuti su campi americani debbano reimparare a giocare a golf per avere successo The Open è la migliore dimostrazione di quanto il gioco sia multidimensionale. Un ferro 7 a 170 iarde in vento contrario su un links è un colpo completamente diverso dallo stesso ferro su un parkland americano con green morbidi e veloci. I vincitori di The Open nel corso del tempo sono quasi sempre stati giocatori con uno schema completo di colpi — e questo lo rende, per molti, il test più completo tra i quattro major.